Siamo contrari all'edificazione di un nuovo Centro commerciale a Borgarello. La provincia di Pavia ne è ormai satura e già si contano 21 Grandi strutture di vendita, che corrispondono a 14,6 metri quadrati ogni cento abitanti – il doppio della media nazionale (6,9 metri quadrati) e più della media lombarda (12,5) – destinati, con l'apertura di Borgarello, a toccare quota 17,7. Oltretutto la zona dove dovrebbe sorgere il progetto è in piena area agricola nei pressi del Parco Visconteo e lungo un simbolo della nostra provincia, il Naviglio. Fra l'altro, l'insediamento del Centro commerciale soffocherebbe ogni possibilità di sviluppo legato alla promozione turistica e culturale intorno al monumento della Certosa.
Ma in gioco c'è di più: da una parte l'ipoteca dello sviluppo insostenibile (basato su logistiche, autostrade, centri commerciali, che non rispondono alle esigenze dei cittadini ma solo alla speculazione finanziaria e fondiaria, quando non anche al riciclaggio di denaro), quello che consuma territorio e offre poco lavoro (un posto dequalificato nella grande distribuzione ne costa da 3 a 6 nei negozi di vicinato destinati a chiudere) e che ci vede solo come consumatori e non come cittadini; dall'altra chi vuole uno sviluppo sostenibile che mantenga la vocazione del territorio provinciale – da valorizzare – fatta di agricoltura insieme ad altre “eccellenze”, come i beni architettonici, storici e paesisticoambientali, da promuovere: i saperi, l’innovazione, la cultura, cioè una società ed un’economia a misura d’uomo.
La battaglia contro il Centro commerciale di Borgarello e contro ogni nuova grande struttura commerciale è quindi anche culturale, perché contrappone differenti modelli di sviluppo.
In questo nostro fronte comune trovano posto coloro che vorrebbero tramandare alle future generazioni un mondo migliore dell'attuale e con le stesse opportunità.