L'omosessualità non è una malattia eppure ci sono ancora persone, che si vantano del titolo di psichiatri, psicologi o psicoterapeuti, che, dietro compendo in denaro, attuano le cosiddette "terapie riparative". Nello specifico non si sa come queste terapie vengano attuate e che effetti abbiano sulle persone omosessuali che vengono spinte a rifiutare il proprio orientamento sessuale e affettivo per uniformarsi alla massa.
Il padre di tali terapie, Joseph Nicolosi, fondatore del NARTH (National Association for Research & Therapi of Homosexuality) è sostenuto in America dalla destra religiosa e nel resto del mondo è visto con simpatia da alcuni movimenti cattolici e da una parte del clero. Nicolosi è anche autore di manuali che spiegano come "guarire" dall'omosessualità e a maggio sarà ospite di un seminario in Italia.
Ritengo doveroso, ancora una volta, sottolineare che l'omosessualità non è più considerata una malattia dal 1990, come si evince dal DSM IV.
La mia preoccupazione è che queste tecniche vengano applicate a persone troppo deboli per difendersi e reagire, spinte dall'ignoranza, dai pregiudizi o dalla violenza sociale e familiare a intraprendere un percorso che le metterà ancora di più in contrasto con se stesse e con il resto del mondo. Traumatico poi sarebbe scoprire che queste terapie vengno imposte anche a minorenni.
Per questi motivi chiedo alle trasmissioni di inchiesta giornalistica Report e Presa diretta di occuparsi delle terapie riparative facendo finalmente chiarezza su punti che ancora non sono chiari.
A chi sono rivolte queste terapie? Chi le sponsorizza? A chi fa comodo inibire la natura delle persone? Perché? Quali profitti vengono ricavati da questi centri? Come vivono le persone sottoposte a queste terapie? In che modo avvengono? Si basano su precetti scientifici o religiosi? Nicolosi è riconosciuto dalle corporazioni mediche, scientifiche, psichiatriche? Quali sono i risultati reali di tali terapie?
Lungi da me voler fare pubblicità a questo personaggio e a queste terapie ma sono fermamente convinto che occorra fare chiarezza per evitare inutili sofferenze alle persone in difficoltà.
Cordialmente
Marino Buzzi