Petizione per chiedere al presidente Giorgio Napolitano di rimuovere Antonio Ingroia dalla magistratura

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Egregio presidente della Repubblica Italiana e presidente del Consiglio Superiore della Magistratura dott. Giorgio Napolitano, riteniamo che il dott. Antonio Ingroia sia inadatto a svolgere il suo lavoro di magistrato in quanto egli stesso si è definito magistrato “Partigiano” ad un convegno dei Comunisti Italiani organizzato a Rimini. Era l’ottobre del 2011 quando il pm, durante la convention organizzata dal Pdci, ha dichiarato pubblicamente: “Un magistrato deve essere imparziale quando esercita le sue funzioni ma io confesso che non mi sento del tutto imparziale. Anzi, mi sento partigiano, sono un partigiano della Costituzione. Fra chi difende la Carta e chi ogni tanto cerca di violarla, violentarla, stravolgerla so da che parte stare”. Cosa ci faceva un magistrato in un convegno di partito? Perché definirsi partigiano e non imparziale? Era la sede giusta per un’affermazione di quel tipo? E non è un fatto grave che un giudice lanci gravissime accuse, non verificate né provate, giustificando in questo modo la sua appartenenza politica? Quanto può minare la credibilità della magistratura un episodio di questo tipo? Voleva forse essere uno spot sulla reale esistenza delle “toghe rosse”, salvo poi smentirla con forza quando a parlarne era l’ex premier Silvio Berlusconi? Ingroia per questo episodio è stato punito con una semplice bacchettata del Csm, aggravando il già spiacevole sospetto che gli italiani avanzano sulla totale impunità dei magistrati, ormai considerati una casta di intoccabili cui è concesso tutto. Per il bene e la credibilità della magistratura italiana, questo deve finire. Antonio Ingroia si permette inoltre di dare giudizi esclusivamente politici su altre sentenze, come è avvenuto recentemente nel momento in cui i giudici di Firenze hanno ritenuto giustamente infondate le menzogne su Forza Italia rilasciate dal “pentito” di mafia Gaspare Spatuzza, un criminale, un capomafia, un assassino riconosciuto come esecutore materiale di cinque omicidi, nonché autore del rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo, poi ucciso e sciolto nell’acido, e persino riconosciuto come colui che ha rubato la Fiat 126 impiegata come autobomba per la strage di via D’Amelio costata la vita al giudice, lui sì che lo era, Paolo Borsellino. Un ignobile criminale diventato improvvisamente un eroe per una certa sinistra che avrebbe voluto incastrare l’ex premier, avvalendosi delle false testimonianze del pentito. Ingroia, da magistrato non competente, nonostante la sentenza dei giudici di Firenze, continua ad affermare che Forza Italia sia stata fondata per favorire gli interessi della Mafia. Lo fa da “partigiano della Costituzione”? Ma con quale arroganza si permette di contraddire l’operato di colleghi? Ingroia è quel magistrato che ha definito Massimo Ciancimino, figlio del mafioso Vito, un’icona dell’antimafia. Con grande eco su una certa stampa e su trasmissioni faziose come “Anno Zero”. Ma un vero magistrato non dovrebbe trasformarsi in una star televisiva, con uno stuolo di fan ideologizzati e politicamente schierati dalla parte di Ingroia, il quale però non dovrebbe rappresentare alcuna fazione politica. Come è andata a finire con Ciancimino si sa: si è scoperto che ha falsificato documenti al fine di colpire alcuni “nemici”, tanto che “l’icona dell’antimafia” è stata arrestata per calunnia aggravata e truffa nei confronti dell’ex-capo della polizia De Gennaro. Ingroia è lo stesso magistrato capace perfino di accusare di favoreggiamento mafioso Capitano Ultimo, il capitano dei Ros che ha materialmente ammanettato Toto Riina, e il generale Mario Mori, un uomo che ha servito lo stato italiano per 40 anni contro il terrorismo e contro la mafia. Entrambi sono stati assolti l’11 luglio del 2006. Lo stesso Capitano Ultimo, al secolo Sergio De Caprio, ha dichiarato: “Il processo da me subito l’ho vissuto come un attacco dei corleonesi. In aula, durante il dibattimento, non vedevo il pm Ingroia, ma Riina. Annozero e le star che lo promuovono sono il migliore esercito di Riina Salvatore, lo si capisce in maniera nitida guardando la puntata sulla mafia. E’ importante che ciò che resta della società civile si unisca contro questa nuova fase stragista mediatica dei nuovi Corleonesi. Alla fine quelli che hanno combattuto la mafia saranno, oltre agli attori di Annozero, il figlio di Ciancimino, i figli di Riina e magari anche quelli di Provenzano e Brusca. Chissà, magari li troveremo anche tutti insieme a fare lezione di legalità nelle scuole. Che si indaghi su Riina Salvatore e sui suoi nuovi alleati mediatici. Onore a tutti i combattenti caduti contro la mafia”. E ancora: “Gente come questo magistrato e come la lobby mediatica che lo sostiene hanno distrutto il fronte antimafia, hanno messo fratelli contro fratelli e stanno facendo vincere Riina, Ciancimino e Provenzano. Ai parenti di tutte le vittime della mafia ho offerto la mia vita e il mio lavoro e lo farò fino alla fine insieme ai miei fratelli carabinieri, senza volere premi, senza scrivere libri e senza organizzare festicciole in tv. Più vedo Ingroia è più capisco la grandezza di Borsellino”. Tra i tanti insuccessi professionali di Ingroia, e sempre a proposito di Totò Riina, è curioso ricordare come proprio il “partigiano della Costituzione” sia stato l’unico pm che non è riuscito a far condannare il boss di Cosa Nostra. Salvatore Riina, infatti, è stato assolto dall’accusa di essere il mandante del sequestro e dell’omicidio del giornalista Mauro De Mauro, rapito nel 1970. Accusa per la quale il pm Ingroia aveva chiesto l’ergastolo. Curiosi i rapporti tra Ingroia e il “suo biografo di fiducia”, per dirla alla Filippo Facci, Marco Travaglio, il giornalista che con i suoi articoli sul Fatto Quotidiano, ormai organo ufficiale delle Procure politicamente schierate, ha contribuito ad instaurare un clima forcaiolo e giustizialista tanto da convincere gli italiani che ogni indagato sia colpevole e che prescrizione sia sinonimo di colpevolezza: una stortura che non fa bene al diritto, al garantismo, alla presunzione di innocenza, alla dignità umana e persino al rispetto della Costituzione italiana tanto decantata da Ingroia. E poi, da quando in qua i giornalisti di quotidiani nazionali svolgono le mansioni di addetti stampa dei magistrati? Nel 2003 Travaglio e Ingroia hanno deciso di trascorrere alcuni giorni in riva al mare a Trabìa, in provincia di Palermo, assieme a Giuseppe Ciuro, noto sottufficiale della guardia di Finanza poi condannato a quattro anni e sei mesi per favoreggiamento. Ingroia è persino il magistrato che si è fatto ristrutturare il casolare di campagna dal costruttore Michele Aiello, prestanome di Bernardo Provenzano. Non dimentichiamo gli ultimi risvolti del processo Dell’Utri, e le gravissime parole pronunciate dal sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione Francescio Iacoviello: “Nessun imputato deve avere più diritti degli altri, ma nessun imputato deve avere meno diritti degli altri: e nel caso di Dell’Utri non è stato rispettato nemmeno il principio del ragionevole dubbi”. Basterebbe questo, in uno Stato di diritto, per prendere gli opportuni provvedimenti nei confronti del magistrato Antonio Ingroia. Noi ci uniamo al giornalista di Libero Filippo Facci quando sostiene che Ingroia andrebbe cacciato perché deve ancora dimostrare di sapere fare il proprio mestiere, e non è chiaro il motivo per cui lo paghiamo da 25 anni. Presidente Napolitano, chiediamo che Lei faccia quanto è in Suo potere per restituire all’Italia e agli italiani l’immagine di una magistratura onesta, libera, indipendente, non schierata, competente. Una magistratura composta da servitori dello Stato e non da servitori di partito. Per restituire agli italiani fiducia nella giustizia, auspichiamo che sia allontanato sul nascere qualsiasi sospetto di una magistratura faziosa e politicizzata. Per questo, egregio Presidente, chiediamo che Lei allontani il dott. Antonio Ingroia dalla magistratura.
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Presidente della repubblica e presidente del Csm dott. Giorgio Napolitano
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