Oggi il Lazio, dopo Puglia, Campania, Sicilia e Calabria, è la quinta regione italiana dove la criminalità organizzata di stampo mafioso è più forte e radicata. Più di 60 cosche di stampo mafioso provenienti da altre regioni sono presenti ed operano sul territorio laziale e circa 300 persone collegabili a tali organizzazioni sono residenti nei Comuni della regione. Molti di questi clan, tra quali spiccano nomi come quello dei Casalesi e della ex Banda della Magliana, sono sviluppati nella Provincia di Roma e all’interno della capitale. I settori economici di maggior presenza della criminalità organizzata sono quelli riferiti all’infiltrazione nelle attività commerciali, alle imprese operanti nei servizi (smaltimento dei rifiuti, ecc.), alle società immobiliari, alle grandi opere di edilizia. Da indagini e procedimenti penali risultano allarmanti i dati relativi a collusioni e corruzione: riciclaggio di “denaro sporco”, favori di funzionari delle pubbliche amministrazioni nell’attribuzione di appalti e controllo di manodopera “in nero”.
Il Lazio, insomma, è terra di mafia. E’ anche la sesta regione per numero di beni confiscati alle organizzazioni criminali: circa 336, dei quali 189 soltanto a Roma. Ma anche qui insorgono serie problematiche: su molti di essi gravano ipoteche con il rischio che vangano messi all’asta e quindi acquistati da prestanome dei precedenti proprietari. Inoltre, diversi stabili non sono ancora stati assegnati e cadono in rovina, mentre altri ancora sono adibiti all’esercizio di attività commerciali, piuttosto che di prevenzione sociale, e sono caduti in mani sbagliate. Mancano totalmente i controlli sulla gestione dei beni assegnati.
In una situazione simile, la lotta alla mafia dovrebbe essere all’ordine del giorno, ma non è così. Ci scontriamo infatti con omertà, indifferenza, negazionismo. Con questa petizione vogliamo lanciare una provocazione che viene dal basso; dimostrare alle istituzioni e alla classe politica che c’è una forte sensibilità tra i cittadini e, in particolare, tra i giovani.
Attorno ai beni confiscati e all’assegnazione di essi si può sviluppare l’unica vera opportunità per coinvolgere attivamente la società civile in questa lotta, portandola al suo esito più elevato: quello di estirpare culturalmente il fenomeno mafioso sul territorio a cominciare dal riuso di beni confiscati che devono essere effettivamente restituiti alla collettività.
Mentre i beni cadono nel giro di attività commerciali o non vengono assegnati, quante potenziali attività giovanili potrebbero svilupparsi grazie ad un immobile? In molte zone di Roma esperienze di tipo aggregativo, sociale e culturale non si avviano o muoiono sul nascere proprio per l’indisponibilità di spazi pubblici liberi ed aperti. In quest’ottica, soprattutto se si considerano zone dove maggiori sono le difficoltà sociali, i beni confiscati rappresentano una grande opportunità come spazi da gestire in modo partecipativo e trasparente da parte di giovani e finalizzati all’incentivo delle attività ricreative.
Chiediamo al Sindaco di Roma, al Presidente della Provincia di Roma e al Presidente della Regione Lazio:
- un intervento più incisivo nei confronti del problema della mafia nel Lazio, a cominciare dal monitoraggio dei beni confiscati presenti sul territorio di Roma.
- che i beni non ancora assegnati lo siano al più presto, in maniera trasparente e pubblica, rivendicando il diritto della collettività ad utilizzarli.
- che alle associazioni giovanili sia riservata una maggiore considerazione come destinatarie dei beni, dal momento che questa petizione è nata dai giovani.