L’emergenza rifiuti in atto da anni in Campania, ha raggiunto l’apice della sua gravità nella provincia nord di Napoli e, stando all’esperienza diretta nonchè alle cronache dei tg nazionali, nella città di Melito di Napoli. Alla fonte della crisi sedimentano concause di portata regionale e nazionale, ma altresì omissioni imputabili all’amministrazione comunale, in primis la mancata predisposizione di un piano di raccolta differenziata dei rifiuti.
L’imprescindibilità della differenziazione al fine della risoluzione del problema rifiuti campano è attestata da una logica elementare: distraendo dalla massa dei rifiuti la grande percentuale dei materiali riciclabili è evidentemente possibile ridurre la quota di scarti deferibile a cassonetti e discariche, ad oggi lasciata a marcire sulle strade cittadine. Di questa banale deduzione si avvalgono le dissertazioni di ormai la totalità degli esperti e, soprattutto, le determinazioni del legislatore nazionale che nel decreto n. 90 del 23 maggio 200, recante “Misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile”, poi convertito nella legge 123 del 14 luglio 2008, all’art. 11 - 1° comma dispone: << Sono previste una serie di azioni per incentivare la raccolta differenziata. I comuni dovranno conseguire obiettivi minimi di raccolta differenziata: il 25% nel 2009, il 35% nel 2010 e il 50% entro il 2011 (…) in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, ai comuni saranno imposti aumenti sulla tariffa di smaltimento dei rifiuti e potranno essere nominati dei commissari ad acta per gestire la situazione in via sostitutiva. >>; e al 2° comma prevede che << i Sindaci dovranno promuovere il compostaggio domestico dei rifiuti organici, rispettivamente entro 30 giorni e 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto >>.
Da tali disposizioni è dato evincere che l’attivazione di piani effettivi di raccolta differenziata costituisce un passaggio a tal punto obbligato ai fini della risoluzione dell’emergenza, da indurre il legislatore a sanzionarne col commissariamento l’eventuale omissione. A fronte di tale necessità, gli amministratori del Comune di Melito nulla di più hanno prodotto che qualche cartaceo proclama di imminente avvio di raccolta differenziata, poi finito in un beffardo nulla a carico della pubblica fede.
Ora: tralasciando gli impedimenti evidentemente sopravvenuti per il commissariamento di un Comune che, come quello di Melito di Napoli, è - quanto a differenziazione dei rifiuti - sfacciatamente inadempiente, riteniamo che 2 anni costituiscano un tempo più che ragionevole per attendere pazienti e fiduciosi che un’amministrazione faccia. Lo stato catastrofico del sistema di gestione dei rifiuti, l’indegno spettacolo di un quotidiano che incredibilmente va dipanandosi tra montagne di monnezza, l’enorme pericolo che tale situazione costituisce per l’igiene e la salute pubblica, l’assurdo aumento della TARSU a finanziamento (a quanto pare) della paralisi amministrativa, ci inducono - da cittadini - a prendere in mano le redini della situazione e ad attivarci nella pretesa di un immediato cambio di rotta.
Con la presente petizione popolare, l’Associazione Placido Rizzotto Onlus e i cittadini sottoscrittori, chiedono al Sindaco e all’amministrazione comunale tutta di adoperarsi senza più indugi nell’immediata messa in opera di un serio ed effettivo programma di differenziazione dei rifiuti, in conformità, ancor prima che con la legge, con i principi del buon senso e della civiltà!