SALVAGUARDARE L'INSEGNAMENTO DELL'ITALIANO ALL'ESTERO

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Siamo genitori dei ragazzi che studiano l’italiano all’estero. Da qualche mese noi ci preoccupiamo di quello che in Italia viene deciso per quel che riguarda l’educazione dei nostri figli. Nel mese di Settembre di quest’anno, conseguenza diretta del decreto legge n.95, approvato il 6 luglio 2012, in varie scuole internazionali gli insegnanti inviati dal ministero non sono mai arrivati. A Parigi, Strasburgo, Nizza, Grenoble, i nostri figli hanno iniziato l’anno scolastico in compagnia di una cattedra vuota. Se queste falle sono per noi incolmabili, se la precarietà attuale è per noi molto difficilmente gestibile, le prospettive che ci attendono non sono certo più rassicuranti. Difatti, il blocco delle nomine dei docenti inviati all’estero annunciato dalle recenti misure ministeriali ci porta ad interrogarci su come saranno sostituiti,negli anni avvenire, gli insegnanti che arriveranno al termine dei loro mandati. Quale futuro attende le sezioni italiane presenti nelle scuole internazionali ? In queste ultime, l’Italiano s’inserisce in comunità cosmopolite e al pari d’altre lingue e culture esso partecipa ad un dibattito che non è unicamente linguistico-culturale, ma anche economico e socio-politico. In un tale contesto, la decisione di non inviare più docenti del Ministero è molto grave. Essa danneggia gli allievi, la divulgazione della lingua nonché l’immagine del nostro paese. Quando all’estero il docente d’italiano è assente, è l’italiano che manca all’appello. Dalla prima elementare alla quinta liceo, i ragazzi rimangono inoccupati, a volte reinseriti in altre classi a seguire altri insegnamenti, a volte costretti ad aspettare che il tempo passi. Ch’essi debbano imparare a leggere o passare l’esame di maturità, poco importa : tutto si ferma perché l’italiano ha abdicato. Ciò equivale a dire che, assentatasi la lingua, è l’Italia che non è più rappresentata, come se le si togliesse la possibilità di aprir bocca, di dire la sua, di presenziare. E presenziare è importante al mondo d’oggi, è strategico, è vitale. Siamo coscienti della crisi economica che colpisce la nostra società e capiamo che è necessario adottare certe misure di razionalizzazione per diminuire i costi e ottimizzare i servizi. Tuttavia, persino in un clima di incertezza e di assestamento è doveroso soffermarsi a soppesare il valore oggettivo delle istituzioni che lo Stato italiano ha lui stesso un tempo permesso di creare, e che col passare del tempo ha portato avanti permettendone il consolidamento. Le scuole internazionali offrono un passaporto culturale che si adatta bene alle esigenze socio-professionali del mondo odierno : i giovani italiani meritano di farne parte e di essere tutelati in questo ambito. Infine, ci siamo noi, le famiglie italiane all’estero, che ci adoperiamo affinché la cultura italiana, il sapere, le tradizioni, il modus vivendi siano trasmessi ai nostri figli e possano perdurare. Noi, genitori, che ci sforziamo di far si’ che dalle nostre radici, dalle persone che eravamo e siamo, scaturisca la crescita delle nuove generazioni, le persone che i nostri figli saranno. Ma non possiamo farlo da soli, abbiamo bisogno che lo Stato italiano ci sostenga in questo percorso. Chiediamo dunque al governo di continuare a partecipare alla sua missione di divulgazione della lingua e della cultura italiana onorando gli accordi e impegni presi con altri governi e istituzioni all’estero, accompagnando i cittadini italiani che partono per stabilirsi e realizzare progetti altrove ed aiutandoli ad educare i loro figli. Chiediamo al governo che nelle classi di italiano dei nostri figli le cattedre non rimangano più vuote. Questa lettera non è solo una rivendicazione affettiva ed identitaria ma anche un grido d’allarme affinché non si vada ad indebolire la legittimità culturale, economica e geo-politica che l’Italia si è guadagnata negli anni all’interno della comunità internazionale. Tutti noi abbiamo un posto che ci è riservato nella società in cui decidiamo di vivere, in quanto tali ne diventiamo cittadini, ma la lingua italiana e i suoi emissari possono e devono andare al di là di un paese e dei suoi confini. Non imponete loro delle frontiere. Grazie di averci ascoltati. I genitori dei ragazzi che studiano l'italiano all'estero
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8. Sergio Ciaramita | Sottoscrivo questa petizione
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12 October 2012
3. Patrizia De Capitani | Sottoscrivo questa petizione
11 October 2012
2. vito12 | Sottoscrivo questa petizione
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1. Angelica Di Michele | Sottoscrivo questa petizione
9 October 2012
0. Silvia Antonietti | Sottoscrivo questa petizione
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