Salviamo il Teatro del Popolo il TRIANON di Napoli

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Questi sono giorni difficile per il Trianon Viviani il teatro che Nino D'angelo dirige da qualche anno e che rischia di chiudere, pur avendo avuto nell’ultimo anno il massimo numero di abbonati di qualunque altro teatro pubblico della campania, per colpa di debiti regressi e mutui non pagati da parte dei soci e cioè la regione e la Provincia . Sono stati chiesti vari incontri con questi ma le risposte sono venute dal freddo silenzio e dalle loro assenze ai vari consigli di amministrazione. Finalmente un paio di giorni fa si sono presentati ma solo per portare l’idea di come deve cambiare il TrianonViviani prima di salvarlo. L’idea sarebbe di farne un museo della canzone napoletana …..Geniale, visto che già ce ne sono due. Ma poi mi chiedo con tanti teatri che non funzionano perché proprio il Trianon che va benissimo dovrebbe essere cambiato? Forse perché a forcella quando qualcosa funziona bisogna annientarla altrimenti la gente si abitua allo stare bene e non vuole più stare male.. Attenzione stanno per uccidere , il teatro del popolo, il diritto alla cultura e a chi non ha avuto possibilita’ di farsela. Stanno per sopprimere una giustizia conquistata con il lavoro di dieci operai che stonati da tante promesse non sanno più con chi stare. Onorevoli e Assessori che si autoeleggono direttori artistici con idee che non sono mai idee ma progetti gia’ falliti. Hanno deciso il giorno dell ’esecuzione “ 20 settembre 2010. Quando non ci sarà più tempo per fare il cartellone degli spettacoli, gia’ presentato da Nino due mesi fa e purtroppo così non si farà mai. Stanno dimettendo Nino D'angelo. Si perché cosi’ facendo non gli danno la possibilità di fare bene il suo lavoro e si troveranno un alibi bugiardo per fargli credere inefficiente davanti a chi lo stima. Ma lui non è poi così fesso, lui viene dal poco e per fare tutta questa strada ha dovuto crescere e crescendo ha imparato anche che quando vinci assai devono per forza farti perdere. Nino ha accettato l’ incarico di direttore artistico, di questa struttura quattro anni fa con immenso entusiasmo e con la passione di chi conosce i sentimenti delle persone umili. Era l’inizio di una nuova sfida, difficile, senza possibilità di rivincita, non poteva perdere, la posta era troppo alta: portare a teatro quella gente che per precarietà economica non ci poteva andare. In quattro anni insieme a tutti i collaboratori del Trianonviviani, sono riusciti giorno dopo giorno, passo dopo passo, a dare una luce nuova ad un quartiere difficile, famoso solo per i pacchi e la camorra. lui invece qui ha capito tante cose come per esempio: la solitudine quanto male fa, specialmente ai bambini che non hanno un metro quadrato di spazio, dove correre e poi acchiapparsi per vincere un sorriso, perche’ a casa non ridono mai. Qui ha capito la “strumentalizzazione sociale”: E’ il pane quotidiano di tanti sciacalli, pseudointellettuali e finti assistenti disoccupati. Tutti maestri di strada, che non hanno vissuto la strada, difensori di deboli, che non sono mai stati deboli, inventori di progetti senza capo e ne coda, sovvenzionati prima ancora di inventarli .Qui ha capito che la libertà non esiste più per chi è stato dentro, riabilitato non lo sarà mai e continuerà a cercare di sopravvivere sperando che non l’arrestano a Natale…perché glielo ha promesso al figlio. Qui ha capito che la coscienza non ci passa mai e la pazienza è stanca, proprio come il cuore di questo teatro. Qui ha capito che il destino non esiste, ma che ce lo costruiscono ogni giorno e noi non siamo mai noi, ma solo quelli che gli altri vogliono che siamo. Qui ha capito che l’ignoranza è una grande fonte per i potenti perché possono dire cio’ che vogliono senza essere contraddetti. Qui ha capito quanto fa bene una bugia a chi ti chiede di aiutarlo a cambiare. Qui ha capito che è un’utopia l’uguaglianza e che l’invidia è il sentimento che non farà mai decollare Napoli. Qui ha capito che l’emarginazione sta nel sorriso disperato di ogni persona che non si è mai venduta. Qui ha capito che non ci sarà mai un cambiamento, perché quelli che lo vogliono veramente sono talmente piccoli che alla prima offerta si venderanno ai grandi fregandosene dell’idealismo per cui hanno lottato.Qui ha capito che tutti possono fare tutto,il famoso “E che ce vò”. Qui ha capito che la cultura non vogliono che sia un diritto di tutti . Qui ha capito che un teatro pubblico con 4000 abbonati è meglio che chiude se no si infastidiscono i piccoli privati, quelli che prendono contributi da una vita e nessuno gli chiede mai il conto. Per favore diteglii che non ha capito niente ma non distruggete per colore o per un dispetto politico ciò che è stato fatto per questo quartiere, grazie a un teatro rinato per essere un giocattolino per i borghesi nel cuore di uno dei quartiere più popolari di Napoli e oggi teatro del popolo, nel vero nel vero senso della parola, perché il popolo lo ha chiesto, lo ha voluto e lo ha amato. FERMIAMOLI
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