Salviamo l'Oasi del Simeto

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«L’Oasi del Simeto è un sito d’importanza comunitaria, una zona di protezione speciale dove fanno tappa ogni inverno duecento specie di uccelli di ritorno dai Paesi caldi». Eppure qui realizzeranno un grattacielo di 40 piani a pochi metri dalla foce del fiume. E, se quest’area venisse cementificata, questi animali rischierebbero di sparire non solo dalla Sicilia, ma da tutta l’Europa. A lanciare l’allarme – con un appello arrivato sul tavolo anche della procura della Repubblica di Catania – 15 associazioni ambientaliste con la Lipu (Lega italiana protezione uccelli) in testa. Per il suo presidente provinciale, Giuseppe Rannisi, il progetto per l’urbanizzazione di 600 ettari all’interno della riserva naturale a sud del capoluogo etneo è una vera e propria follia. Previsti due mega alberghi, rispettivamente di 20 e 40 piani, due campi da golf da 18 buche, una beauty farm, un porto turistico da 1200 posti barca, un ippodromo e persino un centro cinofilo. Costruzioni per un milione di metri cubi, da realizzare in project financing grazie a un Prusst – Programma di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile del territorio – dal nome inequivocabile, “Le economie del turismo”, dal valore di 1,8 miliardi di euro in variante al piano regolatore generale di Catania, datato 1969. In cambio, l’associazione temporanea di imprese che dovrà realizzare l’opera composta da Portnall spa, Oasi del Simeto srl e Studio Petrina srl, si occuperà del recupero delle zone edificate abusivamente all’interno della riserva per un intervento totale di 150 milioni di euro. Sì, perché lo sfregio di questa porzione di territorio non è una novità. L’Oasi è infatti un’area densamente abitata, con una fortissima incidenza di abitazioni abusive e opere di urbanizzazione primaria mal eseguite. Una zona da decenni soggetta a gravi allagamenti nel corso di tutto l’inverno. «Gli allagamenti, al momento, sono un problema molto più grave dei campi da golf e non si trova una soluzione. Siamo stanchi di incontri con la protezione civile» dice Nunzio Russo, presidente della decima municipalità catanese, la zona meridionale costiera di Catania che comprende l’Oasi e il villaggio Santa Maria Goretti, ormai soprannominato la piccola Venezia per le continue esondazioni. E la distruzione dell’ambiente naturale? «Il Prusst lo vediamo come qualcosa che valorizzerà economicamente la zona, non credo che possa causare altri problemi» continua sicuro Russo. Mentre il responsabile dell’ufficio Prusst al Comune di Catania, l’architetto Rosario Leonardi rassicura le associazioni ambientaliste: «Terremo conto dei loro rilievi». Il progetto ha già ricevuto l’approvazione dal consiglio comunale di Catania nel 2003, quando a guidare il comune etneo c’erano il sindaco Umberto Scapagnini e il vice Raffaele Lombardo, attuale presidente della regione Sicilia. «Tra pochi giorni verrà convocata una conferenza dei servizi, nella quale si stabiliranno modi e tempi di esecuzione dell’opera – dichiara Leonardi- Manca solo la data, che verrà decisa dal sindaco». Ma ambientalisti e società civile non mollano. «In una riserva orientata non si può edificare nulla per legge. Figuriamoci alberghi e campi da golf. La situazione attuale? Mi ricorda molto quella di inizio anni ’80 quando, dopo le proteste degli ambientalisti, furono istituite le riserve» dice Rannisi, che studia l’avifauna della riserva del Simeto fin dalla sua istituzione, nel 1984. Una riserva nata grazie alla legge regionale 98/1981, frutto di una grande protesta ambientalista per la difesa dalle speculazioni edilizie dell’area dello Zingaro, in provincia di Trapani. La realizzazione del Prusst rischia adesso di riportare la situazione «indietro di trent’anni, cancellando quanto fatto fino ad ora». Ma «gli abitanti di queste zone sono in gran parte favorevoli alla realizzazione dell’opera», avverte. Intanto la zona rimane terra di nessuno. Per accorgersene basta fare un giro tra le dune sabbiose e gli sterminati canneti dove ogni inverno cicogne, beccacce di mare e cannaiole usano le aree umide come base di rifornimento per i lunghi viaggi verso il nord d’Europa. Mentre ammiriamo il nido di due cicogne, un motoscafo percorre la foce del fiume. «Naturalmente, è vietato, ma qui nessuno controlla», spiega il presidente Lipu indicando un elicottero delle forze dell’ordine nel cielo: «Anche quello da qui non dovrebbe passare». I cartelli di divieto sono però quasi del tutto illeggibili. Compreso quello di balneazione, posto non solo per preservare la natura: «A poche centinaia di metri scarica il depuratore di Catania» sottolinea, mentre alcuni ragazzini, incuranti del divieto, giocano in acqua. «E’ incredibile se non si conoscono le abitudini degli animali ma, nelle stesse acque che alimentano il depuratore, ci sono centinaia di uccelli che approfittano di tutte le zone umide cittadine».
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