Il Consiglio Europeo, nella Comunicazione del giugno 2010 “Europa 2020: nuova strategia europea per la crescita e l'occupazione”, conferma che la ricerca e la formazione sono obiettivi strategici per sostenere occupazione, ripresa economica e coesione sociale. A livello europeo si incoraggia il riorientamento della spesa pubblica verso i settori della conoscenza, in particolare verso ricerca e innovazione con l'obiettivo di destinare il 3% del Prodotto Interno Lordo (PIL) alla ricerca.
Il governo italiano (0,8% del PIL destinato alla ricerca), riduce invece i fondi per le nostre Università con tagli progressivi (17% nel 2011), smantellando la funzione e l’indipendenza della ricerca pubblica nel nostro paese. In conseguenza di ciò, gli Atenei hanno difficoltà crescenti nel garantire il regolare avvio dell’Anno Accademico e nel conservare i necessari livelli di competitività internazionale e di qualità formativa.
L’Università libera e indipendente è fondamentale per lo sviluppo delle nostre competenze individuali e collettive e per il loro trasferimento nella società. La ricerca pubblica è garanzia di crescita economica, di mobilità sociale e di efficienza ambientale nel breve e nel lungo periodo. Non riconoscere il contributo dell’Università pubblica allo sviluppo economico e sociale del paese ci condanna ai margini d’Europa e ipoteca il nostro futuro.
Per questo chiediamo al governo di ritirare il Disegno di Legge concernente l’Università, nel testo approvato dal Senato e attualmente al vaglio della Camera, e di riaprire un dibattito volto a rilanciare – con lo stanziamento delle indispensabili risorse - il ruolo e la forza della ricerca e dell’istruzione pubblica.