Scuola e Mezzogiorno

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Problemi irrisolti
 

Prima della legge 107/2015 la scuola italiana è stata oggetto di numerosi provvedimenti legislativi e di riforma che negli intenti programmatici miravano ad un miglioramento e innalzamento dei livelli di efficienza ed efficacia dell’azione educativa ma in realtà erano forieri di tagli di spesa e impoverimento del sistema scolastico.   

La Buona Scuola ha apportato un cambiamento di rotta.

Per la prima volta dopo 20 anni si è investito nel sistema scolastico e si sono introdotti importanti innovazioni ( l’alternanza scuola lavoro, la nuova formazione docente , un rinnovato rapporto col territorio e gli enti locali, attenzione al segmento d’istruzione 0/6 , il conseguente piano per la scuola digitale ecc.) tutto ciò  dovrà portare ad   una profonda rifondazione  e rilancio  della scuola e della cultura nell’Italia meridionale con un rinnovato   impegno sui suoi valori fondamentali: libertà, democrazia, uguaglianza ed emancipazione sociale .

In qualità di docenti ed educatori, e personale tutto   a cui è affidata la formazione delle future generazioni di cittadini del nostro paese, siamo chiamati a riflettere sul difficile momento che il sistema scolastico nel Mezzogiorno d’Italia sta attraversando e su quello che dobbiamo attuare per migliorare sempre di più l’offerta formativa alla luce della legge e delle nuove opportunità.

A seguito della dura crisi economica il divario tra le province meridionali e quelle settentrionali è cresciuto.

Il fenomeno di dispersione e abbandono scolastico nelle regioni meridionali è ancora su livelli inaccettabili, in Sicilia e in Sardegna, ad esempio, la media regionale di abbandoni scolastici supera rispettivamente il 25% e il 28%, rispetto alle regioni Veneto e Lombardia, per fare un paragone, dove si riscontra il 14% e 15%.

A questo fenomeno è strettamente legato quello dello sfruttamento del lavoro minorile. La ragione di tutto ciò è da rintracciare da una parte ai contesti socio-ambientali e familiari, dall’altra ai percorsi nella scuola e ai vissuti in ambito educativo.

Il rapporto del numero di alunni per classi che per legge deve essere un minimo di 25 unità fino ad arrivare a 28, 32 ragazzi (classi pollaio) per arginare fenomeni di emarginazione individuale e bloccare l’emorragia di abbandono dovrà essere ridotto a seconda del contesto sociale di riferimento, è impensabile applicare le stesse aliquote a realtà di fatto eterogenee.

Si devono fornire competenze di cittadinanza in situazioni in cui sono deficitarie le regole più elementari del vivere civile, l’obiettivo sarà quello di rendere il rispetto della Costituzione e delle leggi un patrimonio sociale.

Al fine di poter garantire la permanenza dei ragazzi a scuola si rende necessaria l’applicazione in tutti i comuni del tempo pieno, oggi quasi inesistente se non nei capoluoghi e nelle grandi città.

Nonostante i numerosi interventi previsti nei mesi scorsi (ci sono stati investimenti su 0/6 e edilizia) mancano anche gli asili nido e le sezioni primavera, e la conseguente riorganizzazione di una rete di servizi strutturali: adeguamento sismico, realizzazione di mense scolastiche, palestre, spazi verdi da destinare ad attività legate al benessere psico-sociale in realtà dove non esiste alcuna infrastruttura culturale o sportiva se non a titolo privato.

Il personale scolastico delle GAE infanzia aspetta un piano nazionale al pari degli altri ordini per garantire una stabilizzazione a personale esperto e altamente qualificato che da un ventennio è impiegato nella scuola pubblica. Piano che era stato più volte promesso ma mai ottemperato.

Così come dovrà essere stabilizzato il personale ancora in GAE e in GM 2016 che attende il ruolo dopo un anno di mobilità straordinaria che ha diminuito il già minimo numero dei posti disponibili.

Per garantire il servizio e ampliare l’offerta formativa in contesti di particolare disagio socio-ambientale si dovrà predisporre un piano di stabilizzazione del personale ATA, collaboratori scolastici e personale di segreteria, ad oggi sottodimensionato rispetto alle esigenze.

A causa alle deroghe alla legge 107/15 molti docenti sono senza lavoro e con la fine di indennità NASPI ci ritroveremo in un’altra seria emergenza sociale.

L’assistenza ai ragazzi diversamente abili che di fatto nelle regioni meridionali è espletata solo nella scuola deve essere garantita senza ulteriori tagli al personale, dovranno essere stabilizzati i docenti specializzati presenti nelle GAE, nelle GM 2016 e nelle future GMR.

Solo personale dotato di una competenza nella didattica speciale, nell’utilizzo delle tic e delle nuove tecnologie per il trattamento della diversa abilità, così come specificato dal comma 181 della legge 107 è in grado di fornire un’efficace azione di riabilitazione e costituzione di quel benessere socio-psico-sociale previsto dall’ICF e dalle linee guida per la disabilità nonché dalla convenzione ONU.

Ci preoccupa l’applicazione di parte della delega del sostegno che abroga la norma sull'indicazione delle ore di sostegno nel Pei; la partecipazione della scuola alla redazione del profilo di funzionamento è "garantita" dell’avverbio "preferibilmente", che non ha rilevanza sul piano giuridico; abbiamo paura che la burocrazia sarà un girone dantesco e labirintico regolata dall'arbitrio e da un'inutile emorragia di denaro per finanziare il GIT e organismi similari.

Ciò è ancora più importante nelle regioni meridionali dove gli enti locali non sono in grado di garantire seri servizi di assistenza alle famiglie su cui di fatto grava la gestione e la tutela di questi minori.

I ragazzi provenienti da famiglie di immigrati dovranno frequentare regolarmente la scuola, purtroppo per l’assenza di efficaci servizi sociali troppi minori sono lasciati ai margini della società.

Noi tutti, però non vogliamo lasciare il paese in questa situazione e confidiamo in un intervento perentorio che porti alla soluzione di problemi fino ad oggi irrisolti.

La lotta contro le diseguaglianze è una condizione indispensabile per la tenuta democratica del Paese e per un’azione di governo credibile ed efficace che punta sull’efficacia delle politiche concrete.

Il tema del Lavoro è una questione centrale e l’obiettivo dovrà essere quello di piena e buona occupazione per tutti. Per questo confidiamo in un ridisegno degli organici e della nuova edilizia scolastica nelle province meridionali.

Le forze riformiste e progressiste hanno a cuore anzitutto gli ultimi, chi vive in condizioni di precarietà, difficoltà e povertà, chi deve avere una vita più sicura, un lavoro che renda liberi, la possibilità di far valere il proprio merito grazie a una vera mobilità sociale.

La lotta al precariato e alla “disoccupazione intellettuale” dovrà essere uno dei primi obiettivi delle prossime politiche nazionali.

L’indispensabile promozione dell’eccellenza deve avere alla sua base l’equità sociale, il bonus erogato a pioggia per i maggiorenni dovrà essere ripartito in base al modello ISEE in modo da garantire la promozione del merito per tutti, soprattutto i più deboli.  Molti sono i ragazzi che non si iscrivono all’università per motivi di disagio economico, si è ritornati indietro di 60 anni.

La scuola dovrà diventare il centro dell’emancipazione e il volano motore di una nuova economia al passo con gli altri paesi europei.

Bisogna ripartire dal sud, dalla base, e fare della formazione e dell’istruzione il valore fondante della nostra società meridionale così come prescrive la nostra Costituzione.

 

 

 

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