Stop anonimato per le calunniatrici
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Oggi un uomo innocente può venire condannato perché una donna lo calunnia: è la follia femminista dell'inversione dell'onere della prova. Le Iene hanno presentato una vicenda ancora più grave: due ragazzi condannati per stupro sulla base della sola parola di una donna, accusa non supportata da evidenza oggettiva (negativi tutti i test medici) e contraddetta dalla parola di testimoni esterni (che la hanno vista tornare abbracciando le persone che il giorno dopo accuserà).
http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/392733/casciari-sesso-o-stupro.html
Così l'accusatrice, dopo aver ricevuto 50€ per la prestazione, ne ha ricevuti altri 50mila per la prestazione in Tribunale.
La sedicente vittima ha rifiutato di parlare, ed il suo nome è rimasto coperto dall'anonimato, mentre i nomi dei due ragazzi falsamente accusati sono stati sbattuti sui giornali devastando le loro vite.
Viene così lasciata libera di calunniare nuovamente rovinando le vite ad altri uomini innocenti.
In Inghilterra un papà, calunniato ed incarcerato sulla base della parola di una donna che neanche aveva conosciuto, venne riconosciuto innocente e liberato anni dopo quando si scoprì che l'accusatrice era una calunniatrice seriale che aveva già rovinato la vita ad altre 8 persone, ripetendo il suo crimine grazie alla legge che ne protegge l'anonimato. Per evitare che altre persone avessero la vita devastata, un politico usò l'immunità che compete alla propria carica, per rivelare pubblicamente il nome della calunniatrice.
In Italia, l'80% delle accuse fatte nel corso di separazioni risultano poi essere false: pochi avvocati (spesso provenienti dal mondo del femminismo e/o dell'abusologia) utilizzano a tappeto tale tattica criminale mettendo in mano ai loro clienti il fucile della calunnia.
Occorre che la giustizia torni ad essere uguale per tutti, abrogando la distorsione femminista dell'inversione dell'onere della prova e dell'anonimato per le accusatrici.
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