Tetto allo stipendio dei Parlamentari italiani
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PREMESSA
Nonostante le polemiche per trattamenti economici fuori di ogni logica e che non trovano riscontro nelle più evolute democrazie occidentali, le indennità dei parlamentari e le altre voci accessorie che concorrono a determinare il compenso mensile dei membri del Parlamento non hanno subito nessuna sostanziale riduzione.
In un momento di perdurante crisi economica quale quello che il Paese sta tuttora attraversando, con un numero sempre crescente di famiglie che si sono ritrovate al di sotto della soglia della povertà, disoccupazione (giovanile e non) sempre più diffusa ed anziani che non riescono con le loro magre pensioni a soddisfare nemmeno i bisogni primari, appare come minimo immorale che, per fare un esempio tra i più eclatanti, la vicepresidente della Camera dei deputati Marina Sereni arrivi a percepire, a vario titolo, un accredito mensile di circa 20.000 euro netti!
Ancora più beffarda la circostanza che il sito della Camera dei deputati riporti il CUD di ciascun deputato, con cifre lorde ben inferiori al netto effettivamente percepito! Questo artifizio contabile è determinato dal fatto che solo l’indennità parlamentare è assoggettata alle ritenute IRPEF (ed è questo il lordo che compare nel CUD), mentre le altre voci che concorrono alla formazione del reddito mensile del deputato non sono soggette a tassazione alcuna! Così, per riprendere l’esempio di cui sopra, nella documentazione patrimoniale della vicepresidente Marina Sereni è riportato un CUD 2015 in cui appare un reddito lordo di 135.000 euro, mentre in realtà il reddito netto annuo percepito è di circa 240.000 euro!
Se poi si riflette sul fatto che proprio il soggetto citato ad esempio (la vicepresidente Sereni) si è fatta paladina di una crociata per i tagli agli stipendi del personale, nemmeno lontanamente avvicinabili alle cifre dei suoi compensi, si comprendono facilmente anche i motivi di una tale operazione: sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle cifre astronomiche intascate dai nostri parlamentari!
È evidente che il Paese non può più tollerare queste situazioni, in cui ai sacrifici sempre più pesanti richiesti ai comuni cittadini fanno da contraltare queste cifre iperboliche elargite a soggetti il cui unico “merito”, spesso, è stato quello di essere stati inseriti nella lista dei candidati di un partito dall’imponente bacino elettorale.
PERTANTO
Si chiede con questa petizione di imporre un tetto massimo (10.000 euro) al netto mensile percepibile a qualsiasi titolo da ogni parlamentare: questa cifra appare più che sufficiente a garantire al singolo rappresentante politico la possibilità di espletare al meglio le proprie funzioni.
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Presidente della Camera dei Deputati, Presidente del Senato, Questori di Senato e Camera dei Deputati
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