Vogliamo Esselunga gestita dai Caprotti, non da fondi stranieri

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Bernardo Caprotti è scoparso il 30 Settembre ma la diatriba sulla gestione del suo grande impero economico Esselunga è ancora aperta.

Il vuoto lasciato nella gestione delle grandi catene commerciali è enorme ma il futuro di Esselunga era già incerto quando Caprotti era in vita.

Lo stesso imprenditore voleva metterlo in vendita: la causa con i figli era già aperta.

Dalle scelte prese da Caprotti nel suo testamento dipenderà il futuro di un'azienda dal fatturato di 7,3 miliardi e le sorti di 21930 dipendenti di cui 2600 assunti negli ultimi anni in piena crisi.

Il 50% dell'impero economico sarà diviso tra i figli del primo e del secondo matrimonio ma del nome e delle vite di tutti i dipendenti Esselunga cosa sarà? Cosa accadra al colosso commerciale più importante dell'Italia Settentrionale?

La domanda getta nella paura tutti soprattutto perché, negli ultimi giorni, dato il caos sulle sorti di Esselunga, si sono paventate ipotesi assurde sul destino delle catene commerciali tra cui quello di venderlo a stranieri.

Molte aziende italiane sono finite in mani straniere e ne abbiamo visto spesso gli esiti negativi, ma Esselunga deve essere preservata da acquirenti stranieri e siamo noi a chiederlo a gran voce.

Sappiamo che Caprotti, nel corso della sua carriera, ha mostrato sempre il suo dissenso verso le COOP. Tante sono le dichiarazioni in merito. Già nel 2007 l'imprenditore mise nero su bianco la sua avversità verso il mondo imprenditoriale “rosso” affermando di aver avuto competitors che da sempre gli stavano tarpando le ali.

Legittime le sue posizioni, condivisibili le intenzioni ma, a questo punto, data la sua decisione, cosa si farà?

Chiediamo che Esselunga rimanga in mani italiane, che sia affidata a gruppi alternativi alle Cooperative e che non sia abbandonata a se stessa e  che sia affidata ai figli Giuseppe, Violetta, Marina

Da questa azienda dipendono le sorti di tanti dipendenti, di tante famiglie che devono essere tutelate nei loro diritto al lavoro.

"Fino all’ultimo ,come sempre del resto, la sua preoccupazione più grande è stata rivolta alle donne e agli uomini di Esselunga, alle loro famiglie, al loro presente e al loro futuro. Il suo grande insegnamento e i suoi valori rimangono il nostro impegno per il futuro”. Ha dichiarato l'amministratore delegato.

Consapevoli de senso di gratitudine che dobbiamo a Caprotti rivendichiamo l'orgoglio italiano di Esselunga, chiediamo che non si a ceduta a stranienieri e che siano rispettate le volonta del fondatore.

 

 

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0. Laura Ferroso | Sottoscrivo questa petizione
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