vogliamo piu ore di colloquio!!!! Carcere: Salviamo gli affetti

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Il problema delle carceri negli ultimi tempi è stato al centro dell'attenzione generale. Ai gravi problemi del sovraffollamento, delle carenze strutturali, delle limitazioni degli spazi di socialità e trattenimento, delle restrizioni della legge 10 ottobre 1986, n. 663 (cosiddetta "legge Gozzini"), non ha corrisposto una seria azione politica. Il carcere va umanizzato per corrispondere ad una tradizione che intende la pena quale fattore anche riabilitativo. Un'area spesso trascurata nella normale gestione del trattamento è costituita dalla fruibilità delle normali relazioni affettive. Si assiste spesso ad una visione riduttiva che trascura l'impatto che una normale, corretta e sana vita affettiva può ingenerare anche al fine di un recupero sostanziale delle normali relazioni con il contesto familiare e sociale. Una innovazione di questo tipo, suggerita ed avallata da tutti i professionisti sociali attenti allo sviluppo delle persone, costituirebbe un'indubbia apertura che qualificherebbe ulteriormente la politica penitenziaria. Va anche ribadito che appare riduttivo pensare all'iniziativa come semplicemente impostata sullo scambio sessuale con partner, atteso che il significato delle innovazioni va oltre questo aspetto, iscrivendosi in una più generale riforma tesa ad umanizzare l'intero pianeta carcerario. Si tratta di garantire quei legami, quella solidarietà, quel bisogno di stringere un figlio o di abbracciare una madre senza che questo possa essere negato o raggelato dalle fredde regole vigenti negli istituti. Dal provvedimento emergono le richieste di aumento delle ore di colloquio con conviventi e coniugi, di allargamento del sistema dei permessi, dell'applicazione dell'articolo 21 dell'ordinamento penitenziario per la tutela e la cura dei figli. Art. 1. 1. All'articolo 5 della legge 26 luglio 1975, n. 354, è aggiunto, in fine, il seguente comma: "Negli edifici penitenziari devono essere realizzati locali idonei a consentire al detenuto di intrattenere relazioni strettamente personali ed affettive". Art. 2. 1. Dopo l'articolo 28 della legge 26 luglio 1975, n. 354, è inserito il seguente: "Art. 28-bis. - (Visite al detenuto)- 1. Al fine di consolidare i rapporti affettivi con la famiglia, oltre ai colloqui previsti dall'articolo 18 dell'Ordinamento Penitenziario e dall'articolo 35 del Regolamento, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431, il detenuto ha diritto a godere di una visita al mese, della durata non inferiore alle quattro ore consecutive, con il proprio coniuge o convivente, nei locali adatti e senza alcun controllo visivo". Art. 3. 1. Dopo l'articolo 28-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, introdotto dall'articolo 2 della presente legge, è inserito il seguente: "Art. 28-ter. - (Calendario delle visite).- 1. I detenuti hanno altresì diritto a trascorrere la terza domenica di ogni mese, a partire dalle ore 14,00, con la famiglia nelle aree verdi esistenti presso le case di reclusione, sotto il controllo visivo del personale addetto a tale vigilanza. 2. Qualora, per il numero elevato di detenuti o per ragioni di sicurezza, non sia possibile garantire a ciascun detenuto od internato il diritto di cui al comma 1, la direzione del carcere predispone un apposito calendario utilizzando il sistema delle rotazioni". Art. 4. 1. Dopo l'articolo 30-ter della legge 26 luglio 1975, n. 354, introdotto dall'articolo 9 della legge 10 ottobre 1986, n. 663, è inserito il seguente: "Art. 30-quater. - (Permessi per visite ai familiari o conviventi).- 1. Al detenuto in espiazione di pena che abbia manifestato una particolare intensità di rapporti con la famiglia, ed in particolare con il coniuge, con il convivente o con i familiari, il giudice di sorveglianza può concedere un permesso della durata non superiore ai quindici giorni per ogni semestre di carcerazione". Art. 5. 1. Con decreto del Presidente della Repubblica da emanare, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro di grazia e giustizia sono integrati gli articoli 35 e 37 del decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431, nel senso di prevedere, rispettivamente, che in coniugi ed i conviventi che siano entrambi detenuti hanno diritto ad usufruire di ulteriori quattro ore di colloquio mensili, e che per il detenuto od internato straniero, ammesso al colloquio telefonico con i propri familiari residenti all'estero, la durata della conversazione telefonica è pari a sei minuti di effettiva conversazione per ciascun colloquio ordinario non effettuato. E’ possibile una proposta di legge sul diritto all’affettività per i detenuti? Onorevoli Senatori, Onorevoli Deputati, stiamo costituendo un Gruppo di Lavoro per elaborare un testo, che possa servire da base per una proposta di legge, finalizzata ad agevolare i detenuti nel mantenimento dei propri rapporti familiari e affettivi. Vi chiediamo di leggere con attenzione questa lettera aperta e, se siete interessati ai suoi contenuti, di dichiarare la vostra disponibilità a una iniziativa parlamentare sul diritto dei detenuti all’affettività in carcere. La Costituzione, all’articolo 27, stabilisce che le pene non possono essere contrarie al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato: ai detenuti devono essere garantiti tutti i diritti inviolabili dell’uomo e quello di intrattenere rapporti affettivi e sociali è, senza dubbio, tra i più importanti. Peraltro, la moderna criminologia ha dimostrato che la possibilità di vivere e consolidare le relazioni affettive ha un ruolo insostituibile nel difficile percorso di recupero sociale dei detenuti. A fronte di questo, abbiamo un sistema penale che produce effetti disastrosi sui rapporti familiari dei detenuti. I trasferimenti in luoghi lontani da quello di residenza, le poche ore di colloquio possibili ogni mese, i luoghi privi della minima intimità dove avvengono questi incontri, finiscono per disgregare gli affetti e le relazioni che costituiscono l’aggancio primario con la società. Senza parlare della penalizzazione che devono subire persone che non hanno altra colpa che quella di essere figli, genitori o congiunti di un recluso. Il risultato paradossale di questa situazione è che il percorso di risocializzazione, che dovrebbe reinserire nella società la persona che ha commesso un reato, finisce col renderla ancor più sola ed emarginata. Riconoscere alle persone detenute il diritto alla sessualità e all’affettività in carcere con i loro familiari, come già avviene in molti altri paesi europei (Svizzera, Spagna, Olanda, Danimarca, Svezia, etc.), permetterebbe quindi di agevolare il reinserimento nella famiglia e nella società attraverso la valorizzazione dei legami personali.
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19. Stefano Chiesa | Sottoscrivo questa petizione
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14 May 2011
2. MARI TRINCHERA | Sottoscrivo questa petizione
11 May 2011
1. roberta cena | sperando che ci sia più umanità in quell'inferno e che il mi
5 May 2011
0. Vanessa Nobile | Sottoscrivo questa petizione sperando che cambi le cose!
2 May 2011
-1. stefania villani | Sottoscrivo questa petizione
2 May 2011
-2. loredana chiappa | Sottoscrivo questa petizione
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