genova2001, la historia somos nosotr@s
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A la República Italiana,
Hace seis años, en Julio de 2001, mucha gente viajamos a su país para participar en las manifestaciones que entonces se preparaban contra la reunión del G8 en la ciudad de Génova. ¿Quien las preparaba? Sobre todo quienes dentro y fuera de Italia constituían las redes informales de crítica y resistencia a las políticas mundiales que los reunidos promovían, es decir, nosotr@s.
Pretendiamos que, frente al acontecimiento oficial puesto en escena por los más poderosos, desde las calles se construyera un momento de confluencia múltiple, de creación de identidad colectiva, de expresión diversa de otras voces. Todo eso sucedió. Y sucedió porque cientos de miles de personas acudieron a ello, también nosotr@s.
Y sucedieron cosas mucho peores. La extrema violencia de la policía, no sobre las cosas sino sobre nuestros cuerpos, la imposición del orden entendido como persecución de la disidencia, el poder del estado volcado en la producción de miedo. Lo recordamos porque lo vivimos. Nosotr@s.
Por eso, también ahora expresamos nuestro rechazo a las noticias que nos llegan desde su país. Seis años después 25 personas están siendo juzgadas por aquellos acontecimientos, y se les piden fuertes penas de prisión. Y esas 25 no son los responsables de la represión, sino manifestantes. Además no se les acusa por sus actos individuales, sino como representantes de lo que sucedió aquellos días, por ser partícipes igual que otros cientos de miles de personas; es decir, no se les juzga por hacer, sino por ser.
¿Por ser qué? Por ser nosotr@s.
Anche Noi .
All Attenzione del Governo della Repubblica Italiana,
Sei anni fa, nel Luglio del 2001, molti di noi siamo arrivati nel vostro Paese per partecipare alle manifestazioni che in quel momento si stavano preparando contro il vertice del G8, che si sarebbe tenuto nella città di Genova. Chi preparava queste manifestazioni? Soprattutto chi, dentro e fuori dallItalia, costituiva quelle reti informali di critica e resistenza alle politiche mondiali promosse dagli otto riuniti, ovvero noi. Quello che pretendevamo era che, di fronte a quellatto ufficiale messo in scena dai più potenti, dalle piazze si costruisse un momento di confluenza variopinta, di creazione di unidentità collettiva, di una espressione diversa prodotta da altre voci. Tutto questo è successo. Ed è successo perché centinaia di migliaia di persone sono accorse a Genova, ed anche noi. E sono
successe cose di gran lunga peggiori. La violenza estrema della polizia, e non sulle cose ma sui nostri corpi, limposizione dellordine inteso
come persecuzione della dissidenza, il potere dello Stato immerso nella produzione della paura. Lo ricordiamo perché lo abbiamo vissuto. Noi, tutti e tutte. Per questo anche adesso esprimiamo il nostro rifiuto davanti alle notizie che ci arrivano dal vostro Paese. Dopo sei anni, 25 persone in questo momento si trovano sotto processo per quello che accadde in quei giorni e contro di loro si chiedono forti pene di prigione. E questo nonostante il fatto che questi 25 non sono i responsabili della repressione, bensì coloro i quali si manifestavano. In più non sono accusati per atti commessi individualmente, ma come rappresentanti di quello che successe in quei giorni, per essere presenti e partecipare in piazza, così come altre centinaia di migliaia di persone. Questo significa che non vengono
processati per ciò che hanno fatto, vengono processati per il fatto di essere.
Essere che? Per essere Noi.
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