Libertà per i genitori dei bambini Rom morti nel rogo di Livorno il 10 agosto 2007
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Il Gruppo Everyone e gli "Amici degli Angeli" (gruppo di associazioni, attivisti, intellettuali, personalità politiche e gente comune che si è riunita attorno al caso dei bambini Rom) chiedono accoratamente l'immediata scarcerazione dei genitori delle piccole vittime nonché un'immediata assistenza nei loro confronti, a partire da una casa e un sussidio.
Si ricorda che il 10 agosto 2007 quattro bambini Rom, Eva, Menji, Danchiu e Lenuca Carolea , sono morti fra le fiamme che hanno avvolto la misera baracca in cui vivevano. Dopo la tragedia, i genitori hanno affermato di aver inseguito alcune persone (con tutta probabilità italiane) che avevano inveito contro di loro e contro gli zingari in generale. Ritornando dall'inseguimento, avevano trovato la baracca avvolta dal fuoco e non avevano potuto far nulla per salvare i piccoli. Gli inquirenti non credevano ai genitori e - senza alcun rispetto per il loro dolore né considerazione per la loro preziosa testimonianza - li incarceravano per "abbandono di minore" e "incendio doloso". Qualche giorno dopo un'organizzazione di matrice razzista, il "Gruppo Armato di Pulizia Etnica" (GAPE), rivendicava l'attentato con una lettera alle redazioni livornesi dei quotidiani "Il Tirreno" e "La Nazione". La letera veniva acquisita dagli stessi inquirenti, che tuttavia decidevano di ignorarla e di confermare l'imputazione dei genitori, che non venivano scarcerati. Non risulta tuttora che le indagini si siano indirizzate a cercare i veri assassini, che hanno rivendicato il crimine. A seguitodei sopralluoghi svolti dalla Polizia Scientifica e dai Vigili del Fuoco nella zona dell'incendio, sono stati recuperati dei cocci di vetro e un collo di bottiglia fuso dal calore. I genitori dei quattro bimbi morti avevano infatti già dichiarato agli Inquirenti di aver intravisto, tra gli aggressori, una persona con in mano una bottiglia.
Poco prima del funerale dei bambini, il papà di uno di loro, Victor Lacatus (30), ha tentato per la seconda volta il suicidio nel carcere "Le Sughere" di Livorno, in cui è detenuto. Il giorno dopo le guardie hanno evitato miracolosamente che il genitore si fracassasse il cranio picchiandolo ripetutamente contro il muro della cella. L'altro genitore, Menjii Clopotar (44), è in condizioni fisiche e psichiche disperate, così come le due madri, Elena Lacatus (29) e Uca Caldarer (38), una delle quali è stata sorpresa mentre sbateva ripetutamente la testa contro il bordo di un tavolo. La vicenda dei piccoli nomadi di Livorno è sintomatica dell'oppressione che le istituzioni italiane - e molto spesso anche la gente comune, complice del pregiudizio e dell'ignoranza - esercitano contro i Rom. I genitori confermano, fra le lacrime, la versione dell'infanticidio razziale. Gli inquirenti, che nel frattempo hanno assolto i genitori dall'accusa di incendio doloso, continuano a sostenere la tesi dl reato di abbandono di minore: una colpa grave, che certo non può essere ascritta a chi vive nell'emarginazione, nella miseria, nella persecuzione. Sono proprio le istituzioni, eventualmente, ad essere colpevoli di abbandono di minori, di adulti e di anziani: i nomadi che cercano di sopravvivere nel nostro Paese, scacciati, tormentati, vessati da tutti. Attualmente vivono nel nostro Paese circa centomila zingari, di cui la metà sono bambini e ragazzini. I campi regolari sono troppo pochi per accoglierli tutti e i campi di passaggio che il regime nazifascista tolse loro, con i relativi diritti di accampamento e permanenza, non sono mai stati restituiti. Così matura, nell'indifferenza generale, il nuovo genocidio dei Rom, il nuovo Porrajmos. Victor, Elena, Menjii e Uca, che sono oggi nelle mani di una giustizia ingiusta, hanno amato così profondamente i loro bambini da non separarsi mai da loro. I campi regolari li hanno rifiutati; nessun sussidio, nessun aiuto è stato offerto loro, eppure sono rimasti uniti. Eroicamente uniti, fino a scegliere l'unico tetto disponibile sotto il quale costruire una baracca: l'arcata di un ponte. In quel luogo ai margini della civiltà, le due madri e i due padri sono riusciti a crescere i loro figli, li hanno nutriti, li hanno allevati offrendo loro tutto ciò che possedevano: l'amore per la famiglia e poc'altro. Dopo la rivendicazione, sappiamo che un gruppo di assassini, che ha minacciato di morte tutte le comunità nomadi che si trovano in Italia, scorrazza liberamente per il nostro Paese, nella totale impunità, visto che le autorità hanno apparentemente rinunciato a cercarli. Perché, c'è da chiedersi? Al funerale dei bambini Rom, purtroppo, la gente - aizzata dai media e dai nuovi razzisti - diceva: "Meglio così, erano dei piccoli ladri. E i loro genitori sono degli assassini". L'Italia del pregiudizio, dell'odio razziale e dell'orrore ha per ora avuto la meglio. E' tempo che alzi la voce l'Italia dei Diritti Umani. E' tempo che si alzi un coro di voci per difendere i diritti di quattro persone innocenti oppresse fino al limite massimo dell'abuso e che tale coro diventi simbolico di una nuova campagna contro l'antinomadismo che uccide ogni anno centinaia di migliaia di innocenti, come dimostra un documento elaborato a cura del Gruppo EveryOne (www.everyonegroup.com), documento che sarà presto divulgato in sede europea. Quando i media dimenticheranno questo nuovo caso di pregiudizio e violenza, i quattro genitori Rom - unici testimoni dell'aggressione razziale omicida - saranno inermi di fronte a chi sostiene che la questione degli zingari possa essere risolta solo con la loro distruzione o con un rimpatrio forzoso utilizzando fondi stanziati dall'Unione Europea per il rimpatrio di clandestini irregolari. E, credeteci, non sono pochi.
Per ulteriori informazioni: [email protected]
Notizie sul caso: www.annesdoor.com
Sito web del Gruppo EveryOne: www.everyonegroup.com
Firmiamo questa petizione promossa dal Gruppo EveryOne e dagli "Amici degli Angeli", chiediamo la libertà dei quattro genitori innocenti e straziati dalla perdita, assicuriamoci che le istituzioni, una volta tanto, forniscano loro i mezzi di sostentamento. Sarà il modo migliore di ricordare le piccole vittime e di combattere i nuovi razzisti.
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