Referendum contro la privatizzazione delle ferrovie
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Egregi Epifani, Bonanni e Angeletti,
lo sciopero nel settore ferroviario proclamato dai vostri sindacati Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uilt-Uil lo scorso 26 gennaio, richiamava quattro punti importanti nella piattaforma rivendicativa aprendo temi di primaria importanza. I primi due, in particolare, riguardavano un aspetto dinteresse generale ed erano:
contro la riduzione del trasporto ferroviario ai soli treni redditizi
contro laffossamento del trasporto ferroviario universale
Davanti alle ripetute dichiarazioni dei rappresentanti nazionali di queste vostre organizzazioni circa lurgenza di difendere unazienda, considerata strategica per tutta leconomia del paese oltre che un patrimonio appartenente alla collettività, dai pericoli di una privatizzazione che abbiamo già visto di quali e quanti danni sia stata capace in altri paesi, la domanda che ci preme rivolgervi è perché, data limportanza che la questione riveste per il paese, non abbiate pensato di intervenire voi in prima persona.
Sembra infatti del tutto logico chiamare alla mobilitazione lintera nazione (e non solo i ferrovieri) e, riprendendo lallarme lanciato dalle vostre organizzazioni, avvisarla del rischio incombente.
Daltro canto il buon andamento delle ferrovie incide pesantemente anche sulla spesa energetica, ambientale e sanitaria del paese e interessa quindi, sia come lavoratori che come cittadini, anche i vostri chimici, i vostri tessili, i vostri metalmeccanici.
La miopia di scelte che incideranno pesantemente sulla mobilità nazionale di passeggeri e merci non è un problema circoscrivibile al solo ambito lavorativo Fs . Daltronde è un po come se, davanti al rischio di ridurre di una grossa percentuale la fornitura di energia elettrica si chiamassero alla lotta i soli dipendenti della società erogatrice del servizio.
Di ragioni per preoccuparsi ce ne sono molte. Basti pensare alle recenti dichiarazioni del Presidente delle FS Innocenzo Cipolletta durante la registrazione del programma tv Economix di Rai Educational che hanno indicato che le Ferrovie non hanno intenzione in futuro dinvestire sui treni a lunga percorrenza bensì sulle tratte inferiori ai 400 km, spingendo i passeggeri che compiono viaggi più lunghi a preferire lalternativa dei collegamenti aerei low cost.
Cè da chiedervi allora, presumendo che foste ben a conoscenza di tutto questo, a che scopo siete rimasti in silenzio vedendo che un progetto come la TAV è costato, diversamente dallEurotunnel interamente finanziato dai privati, ben 90 miliardi di euro alla collettività italiana, impoverita e indebitata anche per le generazioni future?
Senza contare che, a sentire chi guida le ferrovie, riusciamo ad avere prospettive drammatiche per il futuro del nostro trasporto merci anche appartenendo ad una comunità europea che prevede un aumento di tale trasporto del 70\% entro il 2011. Una curiosa e chiara controtendenza.
Siamo tutti ansiosi di sapere cosa risponderà il governo allinterrogazione fatta, a gennaio 2008, dal senatore Zanda che chiede conto, tra laltro, di come sia stata utilizzata la non modica somma di 65 miliardi di euro che le ferrovie avrebbero percepito dallo Stato italiano, secondo il risultato di una ricerca effettuata dallUniversità della Tuscia sul bilancio delle Fs nel periodo compreso tra il 2001 e il 2006.
Vista la portata della questione ci sembra del tutto legittimo chiamare ad esprimersi i diretti interessati nonché proprietari di tale patrimonio, e riteniamo pertanto molto opportuno il vostro intervento per informare il paese dello stato delle cose e produrre un referendum (li abbiamo fatti anche per lutilizzo delle cellule staminali!) atto a verificare se, in materia di ferrovie, la volontà e gli interessi degli italiani coincidano con la politica dei governi degli ultimi anni.
Vi chiediamo quindi in sintesi di promuovere un referendum per decidere se:
1) la mobilità ferroviaria di cittadini e merci possa essere oggetto di lucro o vada garantita con un trasporto pubblico, sociale e sicuro, mantenendo pubblica e indivisa la proprietà e la gestione delle Ferrovie dello Stato;
2) lutilizzo della costosissima infrastruttura per lalta velocità, pagata interamente con denaro pubblico allo scopo di potenziare leconomia del paese, debba essere destinato al suddetto trasporto di massa o a treni privati;
3) sia necessario, in materia di sicurezza, produrre un Codice del Ferro, ossia una vera e propria legge così come già esistente per la circolazione stradale, la navigazione e laviazione, in modo da regolamentare il servizio ferroviario o lasciare che le norme vengano decise, come accade ora, da RFI che è una società per azioni del Gruppo FS con il potere di delegare, su alcuni aspetti, le stesse imprese ferroviarie.
Seguono firme
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