MOZIONE ASSEMBLEA D'ATENEO DEI RICERCATORI PRECARI DELL'UNIVERSITA' DI SIENA

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Mozione della
ASSEMBLEA D'ATENEO DEI RICERCATORI PRECARI DELL'UNIVERSITA' DI SIENA
(assegnisti, docenti a contratto, dottorandi, borsisti e contrattisti)
martedì 28 ottobre 2008

L'Università italiana è in crisi profonda, e non da oggi. Se si guarda alle risorse investite in un'ottica comparativa, ad esempio, appare chiaro come la Legge 133, piuttosto che aprire un nuovo problema, porti alle estreme conseguenze una tendenza a disinvestire nel pubblico in atto da tempo.
Qualsiasi indice quantitativo si assuma, l'Italia è in fondo alle classifiche OCSE: soltanto la Slovacchia investe nell'Università meno di noi, in termini di percentuale del PIL. Ora però, grazie al duo Tremonti-Gelmini, supereremo anche la Slovacchia e raggiungeremo la testa di questa classifica al contrario. I tagli operati dal duo sono talmente massicci (circa 4 miliardi di euro tra tagli al FFO - Fondo di Finanziamento Ordinario - e sostanziale blocco del turn-over) da mettere in discussione persino la natura pubblica dell'Università, chiudendo per altro qualsiasi prospettiva per una intera generazione di giovani ricercatori non strutturati. Gli sprechi esistono, per carità, ma dire che si tagliano le risorse per ridurre gli sprechi è pura retorica populista.
C'è chi sostiene che la situazione di difficoltà in cui versa l'Università di Siena consigli un atteggiamento cauto nel manifestare dissenso verso la Legge 133. Noi crediamo invece che l'unico modo per difendere l'istituzione senese sia un'efficace opposizione a questo provvedimento che smantella di fatto l'Università pubblica.
Opporsi alla Legge 133 non vuol dire però difendere l'esistente. Come ricercatori precari siamo i soggetti che più di chiunque altro hanno subito i mali e le aberrazioni dell'attuale sistema, dal nepotismo del reclutamento alla deregulation nei contratti di lavoro, sempre più atipici. E' facendo sistematicamente leva su questi ultimi (si calcola siano circa 55.000 i ricercatori precari in Italia) che l'Università italiana nell'ultimo decennio ha potuto allargarsi a dismisura, adeguandosi alla riforma del 3+2 e alle esigenze di competizione con gli altri atenei in un contesto di libera concorrenza.
E' necessaria una riforma organica dell'Università. Una riforma che non derivi da un taglio di spese, ma che comporti viceversa un maggiore investimento pubblico e un profondo ripensamento dei meccanismi di reclutamento. Una riforma che nasca attraverso un percorso di analisi e proposte che coinvolga attivamente tutte le componenti dell'Università (strutturati, non strutturati, studenti, tecnici e amministrativi).
Come conseguenza delle precedenti riflessioni, i ricercatori precari (dottorandi, assegnisti e contrattisti) dellUniversità di Siena appoggiano a pieno il movimento studentesco in uno spirito di piena collaborazione e condivisione di pratiche e obiettivi e chiedono che, raccogliendo la protesta della comunità universitaria senese contro la Legge 133/2008:

1) il Rettore, il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione esprimano una posizione ufficiale contro una politica mirata alla sistematica destrutturazione dellUniversità pubblica mediante iniziative legislative basate su tagli finanziari e vincoli al turn-over;
2) il Rettore si faccia portavoce presso la CRUI e il Ministro dellIstruzione, dellUniversità e della Ricerca, della richiesta di escludere il sistema dellUniversità e della ricerca dallambito di applicazione della Legge 133/2008;
3) come segno visibile della posizione dellAteneo senese, il Rettore assuma immediatamente la decisione non di spostare, ma di non procedere allinaugurazione dellAnno Accademico motivandola come atto di protesta nei confronti della Legge 133/2008; nella data originariamente prevista per tale evento tutte le attività dellAteneo vengano sospese e in luogo di queste vengano organizzate iniziative pubbliche di discussione sulle ricadute della Legge 133;
4) lo Statuto d'Ateneo venga modificato sancendo l'impossibilità per l'Università di Siena di trasformarsi in fondazione di diritto privato;
5) i singoli Consigli di Facoltà recepiscano le precedenti richieste, per sostenerle in sede di discussione nel Senato Accademico.

Inoltre, pur coscienti della difficile situazione finanziaria dell'Ateneo, i ricercatori precari dellUniversità di Siena, in quanto componente più esposta alla crisi nazionale e locale dell'Università, chiedono che il Senato Accademico e il Consiglio d'Amministrazione assumano come priorità, assieme alla tutela dei diritti degli studenti, la tutela dei ricercatori precari e la salvaguardia delle loro già scarse prospettive future. In particolare, i ricercatori precari chiedono:

1) che i compensi previsti per le attività didattiche svolte nella.a. 2007-08 siano liquidati entro il 25 novembre 2008;
2) che i contratti relativi alle docenze a contratto siano congrui alle mansioni svolte (e quindi non di natura occasionale come ora), vi siano esplicitati chiaramente i termini di pagamento e siano firmati da entrambe le parti prima dellinizio delle attività didattiche;
3) che lAteneo si impegni a garantire il pagamento degli assegni di ricerca e delle borse di studio in corso, adoperandosi affinché gli assegni in scadenza siano rinnovati nel limite massimo consentito;
4) che i vincitori di concorso per l'attribuzione di assegni di ricerca o per l'ingresso in ruolo come ricercatori a tempo indeterminato, prendano servizio entro il 1° dicembre;
5) che tutta la comunità accademica sia coinvolta nella definizione del Piano di risanamento dell'Ateneo senese, con la presenza di rappresentanti di tutte le componenti dell'Università (ricercatori precari inclusi) e con la diffusione costante, tramite canali di informazione chiari e accessibili, dello stato di avanzamento dei lavori della Commissione Interna nominata dal Senato Accademico e incaricata di predisporre le linee guida del Piano di risanamento;

Fino a quando le suddette richieste non saranno accolte, gli assegnisti, i docenti a contratto, i dottorandi, i borsisti e tutti gli altri ricercatori precari dell'Università di Siena:

1) si dichiarano in stato di agitazione, con convocazione di assemblee plenarie settimanali tutti i martedì alle 14, a rotazione nelle diverse Facoltà;
2) svolgeranno da mercoledì 29 ottobre, a loro discrezione, lezioni e prove di esame nel cortile e nei corridoi del rettorato o nelle piazze della città;
3) dichiarano per giovedì 30 ottobre una sospensione delle loro attività didattiche e di ricerca e aderiscono alla manifestazione nazionale.

Qualora le richieste presentate non vengano accolte, i ricercatori precari si riservano altre e più drastiche iniziative, fino al blocco totale delle loro attività.


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